Leggo l’articolo di Mario Agati e penso…bè in fondo ha ragione, è inutile che un insegnante abbia dei “gadget” tecnologici se poi continua a fare didattica nella maniera tradizionale; oppure sia così preso da tablet, lim o quant’altro, riducendo le sue lezioni a entusiastiche e spettacolari presentazioni. D’altra parte come insegnante che da due anni utilizza la Lim nella sua classe sono spaventato all’idea di non poterla più usare: non riesco nemmeno a immaginare un ritorno all’uso esclusivo di libro, lavagna di ardesia e gesso.
Scrive Agati: “Cosa deve fare un insegnante in questo pantano da guado perenne? Fare bene il suo mestiere. Con le vecchie o con le nuove tecnologie. Se sei un bravo insegnante (poniamo di filosofia) sei bravo anche senza tablet; se sei un insegnante tonto, rimani tonto anche con l’iPad (certo che se sei bravo e sai usare la rete, diventi più bravo!).”
Certo che si deve essere bravi insegnanti anche senza gli aiuti tecnologici, ma il problema qui diventa allora cercare di far evolvere certi tipi di insegnanti e far capire loro che siamo nel ventunesimo secolo. Il bravo insegnante ha tutto da guadagnare, e con lui i suoi studenti, dall’uso delle nuove tecnologie.

sabinaminuto

Chi è il “bravo insegnante”

Dibattito interessante su argomento che mi sta a cuore.

Non so se io sono una brava insegnante. Ma  almeno ci provo.

L’essere insegnante è come un abito che non riesci a svestire. Io ormai me lo sento proprio dentro come qualcosa che fa parte della mia persona. Non è un lavoro e basta.

“Tu sei mamma, non maestra” disse mio figlio in prima elementare. Come dargli  torto?

Ma è più forte di me.

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