STREET ART

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Imbuti e trame

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Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

di Roberto Maragliano

“L’istruzione universale non è attuabile attraverso la scuola. Né lo sarebbe di più se si ricorresse a istituzioni alternative costruite sul modello delle scuole attuali. Ugualmente non servono allo scopo né nuovi atteggiamenti degli insegnanti verso gli allievi, né la proliferazione delle attrezzature e dei sussidi educativi (in aula e a casa), né infine il tentativo di allargare la responsabilità del pedagogo sino ad assorbire l’intera vita dei suoi discepoli. All’attuale ricerca di nuovi imbuti didattici si deve sostituire quella del loro contrario istituzionale: trame, tessuti didattici che diano a ognuno maggiori possibilità di trasformare ogni momento della propria vita in un momento di apprendimento, di partecipazione e di interessamento”.

illich (1)Questo leggevamo con scandalo, agli inizi degli anni 70, parendoci infondata e dunque scioccamente provocatoria l’ipotesi di una società matura che facesse a meno della funzione centrale della scuola. Il noi era il gruppo redazionale della…

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Emoji e scrittura

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Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

cover_emoji

di Andrea Patassini

Sono un frequentatore della metropolitana di Roma, in particolare delle linea B. Nell’ultimo anno o poco più tra i passeggeri è facilissimo individuare sugli schermi dei loro smartphone (compreso quello del sottoscritto) una chat aperta di Whatsapp. E i numeri a livello nazionale sembrano confermare il fenomeno: in Italia la messaggistica instantanea è la funzione più utilizzata dagli utenti possessori di smartphone; in particolare Whatsapp, secondo i dati Audiweb, si attesta come l’applicazione più diffusa in Italia. Con 13,8 milioni di utenti unici mensili, l’applicazione nata nel 2009 e acquisita da Facebook nel 2014, rappresenta uno dei canali di comunicazione online più in uso nel nostro paese. Consideriamo inoltre che, a marzo 2014, in Italia si calcolavano 17,2 miloni di utenti mensili che accedevano ad internet tramite dispositivi mobili. Una cifra in crescita. Un dato interessante riguarda il target dei giovani e giovanissimi, Whatsapp si attesta come

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Didattica (digitale) unplugged

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Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

unplugged_codyroby

di Andrea Patassini

Uno degli aspetti positivi della forte attenzione da parte del mondo della scuola riguardo i temi della programmazione, o di quello che oggi viene più comunemente definito coding, è che nascono e si sviluppano pratiche didattiche creative, ricche di elementi utili per riflettere sulla natura del digitale e la sua relazione con il mondo dell’apprendimento. Certo, dal momento in cui si decide di voler introdurre alcune di queste pratiche in classe torna evidente il difficile rapporto delle tecnologie con la scuola. Riecco bussare alla porta questioni irrisolte, come la mancata presenza capillare di strumentazioni digitali, o il dover fare i conti con l’assenza di connessioni veloci nelle aule scolastiche o, ancora, il rischio di dover impattare contro il muro della diffidenza verso queste attività e, più in generale, verso la tecnologia digitale applicata alla didattica. Sono problematiche che in alcuni casi possono far spegnere quelle prime…

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Questi e quelli che

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Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

di Roberto Maragliano

Dunque, sarebbero questi gli sdraiati di cui raccontò, dall’alto della sua amaca, Michele Serra? O meglio, sono questi i fratelli maggiori degli sdraiati, maggiori in età ma non meno bersagliati di quelli dalla sorte, per esempio di avere certi padri e, attorno, un certo tipo di società? Adolescenti bamboccioni e sdraiati da una parte e, ahimè dalla stessa parte “quelli che il 2000”? Non si può dire che il comune sentire nei confronti del giovane (si è giovani fino a trent’anni e oltre, ormai) sia intessuto di disponibilità e generosità, qui da noi: del resto, il “libro” (?) di Serra è stato tra i più venduti per non poche settimane e dubito che sia andato a ruba tra i non attempati, i quali, è risaputo, distratti come sono dal luccichio dei diabolici aggeggi, non leggono.

Ma poi, “sdraiati” perché? Nel senso che non si muovono e vivono a sbafo…

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Post hit! La ricerca inesistente sui social network e la solitudine, Fumetti in classe, I lettori di Lupo Alberto

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Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

pic-vb

La bufala di Repubblica sui social network e la solitudine

Il 14 marzo sulle pagine di Repubblica appare un articolo che indica una vera e propria imminente epidemia di solitudine causata dai social network. La fonte di tale tesi, secondo l’autore dell’articolo, è una pubblicazione peer-reviewed della Association for Psychological Science. Eppure a leggere tale fonte non c’è neanche un dato che affermi il ruolo determinante dei social network come causa di solitudine. Il caso, raccontato su Valigia Blu, obbliga a ritornare sul tema dei media nostrani e la costante demonizzazione di internet. Leggi il post!

Fumetti in classe

Come portare i fumetti in classe? Una bellissima esperienza didattica a riguardo è quella di Anna Teresa Fiori, maestra presso l’Istituto Comprensivo “La Giustiniana” e lettrice di Zagor. Gli alunni hanno avuto l’occasione di poter conoscere più da vicino il fumetto come media importante per narrare e leggere storie, ma anche…

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gestire i comportamenti: secondo video

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