La verità

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Riprendo dal post del Prof. Andreas, http://iamarf.org/2013/10/21/non-solo-luci-loptis-2/, delle parole che penso tutti gli insegnanti dovrebbero far loro:
“Dobbiamo raggiungere questi ragazzi per insegnare loro a creare valore anche in quel mondo e, se possibile, a non finire facili prede di commerci spregiudicati. Quel mondo è il cyberspazio. Il secondo piano attiene al metodo di insegnamento che non può prescindere da una scala temporale estremamente contratta, dove fenomeni planetari fioriscono e periscono nel giro di 6 mesi anziché di cinquant’anni. In due parole: non possiamo insegnare meramente a usare “lo strumento” ma dobbiamo insegnare a imparare il prossimo strumento che verrà – e che ancora non c’è. Questo è il mondo dei nostri figli e non tenerne conto vuol dire fallire la missione educativa, oggi.”

Riflessione fino ad oggi

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Mi sono iscritto al Mooc sull’onda dell’entusiasmo per per il precedente corso (DOL) pensando di andare incontro a un normale percorso. Ciò in cui sono stato immerso è stato qualcosa di totalmente nuovo, ma oltremodo stimolante, anche se a ben pensarci è lo stesso sistema che cerco di adottare con i miei alunni: fare per imparare. Rispetto ad altri qualcosa sapevo, anche se di fronte a certi abitanti del villaggio mi sento molto piccolo, ma porto con me alcune scoperte che cercherò di mettere a frutto (opml, feedreader, socialbookmarking, piratepad che ho usato anche con i miei alunni,  ecc.). La cosa più importante di questi mesi è stata la fitta tessitura di relazioni tra “corsisti” e la possibilità di parteciparvi; lo scoprire giorno dopo giorno di far parte di un gruppo animato dagli stessi ideali, dalla stessa voglia di portare qualcosa di nuovo all’interno della didattica e della scuola: dal sentirsi spersi e soli, nella realtà, all’essere accettati in un villaggio, virtuale sì, ma animato da persone vere. Forse, ma anche senza forse, non sono stato molto attivo; purtroppo è il mio modo di essere, ma ho sempre tenuto tutto sotto controllo: grazie all’aggregatore comincio fin dalla mattina, con lo smartphone, a spulciare commenti su commenti, a mettere da parte post, link, suggerimenti.
Sono stati creati tanti blog interessanti, molti ho cominciato a seguirli; la speranza è che niente di quello che è stato costruito finora vada perso, ma continui a crescere, nella speranza quindi che ltis13 continui il suo percorso.

Un grazie al Prof. Andreas per quello che ha ideato e per come ci ha guidati e ci guiderà.

Come passare il tempo

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Giovedì scorso mancava una collega per il turno pomeridiano (insegno in una scuola a tempo pieno), niente supplente, ho dovuto sostituirla nella sua classe terza. Era stato lasciato un semplice compito: libro di lettura, racconto di Aladino e la sua lampada, leggere e rispondere a qualche sciocca domanda. Mentre i bambini cominciano diligentemente a leggere io, che non so mai farmi gli affari miei, mi faccio irretire da un’idea strana: illustrare con dei disegni il racconto, creare con questi disegni delle scene, fotografare e editare al computer come una storia semianimata. I bambini naturalmente accettano con entusiasmo e il lavoro parte.
Una volta scelti tutti i disegni da fare ognuno ha realizzato qualcosa (alla fine c’erano quattro lampade) dai personaggi alle dune del deserto, dalle palme dell’oasi alle abitazioni. I disegni sono stati ritagliati e sono cominciate le prove di come poter costruire le scene….ed è suonata la campanella. “Ma domani torni per finire?” ha chiesto qualcuno. “Naturalmente” rispondo io: nessuno mi potrà mai persuadere che per fare qualcosa con i bambini si debba guardare il timbro sul cartellino. E così venerdì mi sono fatto anche il pomeriggio con i miei momentanei alunni di terza (con felicità della supplente che si vedeva sottrarre bimbi dalla classe): abbiamo montato le scene, le abbiamo fotografate, abbiamo scelto dei lettori e registrata la storia. E poi….e poi mi ci sono volute un paio di ore di lavoro a casa per arrivare a un risultato decente.
Trovo molti difetti nel lavoro finale, ma d’altra parte è il risultato di sole tre ore e mezza di lavoro diretto con i bambini, risultati veramente bravi. E poi bambini e maestre stamani sono stati contentissimi e tanto mi basta.

Chi è il “bravo insegnante”

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Leggo l’articolo di Mario Agati e penso…bè in fondo ha ragione, è inutile che un insegnante abbia dei “gadget” tecnologici se poi continua a fare didattica nella maniera tradizionale; oppure sia così preso da tablet, lim o quant’altro, riducendo le sue lezioni a entusiastiche e spettacolari presentazioni. D’altra parte come insegnante che da due anni utilizza la Lim nella sua classe sono spaventato all’idea di non poterla più usare: non riesco nemmeno a immaginare un ritorno all’uso esclusivo di libro, lavagna di ardesia e gesso.
Scrive Agati: “Cosa deve fare un insegnante in questo pantano da guado perenne? Fare bene il suo mestiere. Con le vecchie o con le nuove tecnologie. Se sei un bravo insegnante (poniamo di filosofia) sei bravo anche senza tablet; se sei un insegnante tonto, rimani tonto anche con l’iPad (certo che se sei bravo e sai usare la rete, diventi più bravo!).”
Certo che si deve essere bravi insegnanti anche senza gli aiuti tecnologici, ma il problema qui diventa allora cercare di far evolvere certi tipi di insegnanti e far capire loro che siamo nel ventunesimo secolo. Il bravo insegnante ha tutto da guadagnare, e con lui i suoi studenti, dall’uso delle nuove tecnologie.

sabinaminuto

Chi è il “bravo insegnante”

Dibattito interessante su argomento che mi sta a cuore.

Non so se io sono una brava insegnante. Ma  almeno ci provo.

L’essere insegnante è come un abito che non riesci a svestire. Io ormai me lo sento proprio dentro come qualcosa che fa parte della mia persona. Non è un lavoro e basta.

“Tu sei mamma, non maestra” disse mio figlio in prima elementare. Come dargli  torto?

Ma è più forte di me.

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Ho appena visto sul sito di sabina minuto il video di Sir Ken Robinson

che inserisco in questo post. Come sempre illuminante e godibile.

Ritorno

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Dall’ultimo post sono passati tanti, troppi giorni, ma le cose da fare sono tante. Mi sono ridotto, e ciò mi irrita non essendo nel mio stile, a “orecchio peloso”. Ho continuato a seguire tutto ciò che si svolgeva in#ltis13, ma sento di essere rimasto un po’ indietro. Tenteremo di recuperare. Ho visto che qualcuno comincia a tirare le somme della partecipazione..personalmente ritengo di avere avuto la possibilità di conoscere delle persone interessate ad un inserimento innovativo delle tecnologie nella scuola e nella didattica, persone che con la loro passione danno la possibilità, anche a me, di avere giorno giorno degli spunti nuovi grazie alle loro ricerche, alle loro riflessioni. D’altra parte mi rendo conto di essere portato poco alla speculazione teorica e questo mi fa sentire un po’ fuori luogo di fronte all’interessante partecipazione di tante colleghe e colleghi.

Jhon Maeda e la semplicità

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Trovo che non sia molto facile stare dietro all’attività travolgente degli abitanti del villaggio. Spesso leggo dei post e mi riprometto di rispondere o fare un intervento, ma, quando penso di mettermi di impegno, mi accorgo che i problemi sono già risolti e un sacco di altri post reclamano attenzione. Comunque andiamo avanti. Inserimento link video.
Inchinandomi di fronte alla bravura delle colleghe e dei colleghi che mi rilanciano video pertinenti pratiche e tecniche educative, riprendo un video dal TED, alquanto vecchiotto, ma che mantiene un suo fascino. Jhon Maeda ci parla delle sue idee intorno alla semplicità.


Probabilmente non vale molto come compito…l’inserimento è stato oltremodo semplice: copiare il codice proposto da TED per wp, incollarlo e pubblicare. Cercherò qualcosa di più difficile.

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